sabato 13 febbraio 2016


Carnevale, si sa, è una festa tutta per i bambini!
Per noi genitori, invece, è una mazzata che cade tra i regali di Natale internazionali e le uova di Pasqua introvabili.

Il dramma comincia in un tranquillo pomeriggio di febbraio, quando tu ti freghi le mani pensando che ai costumi avete già pensato l'anno precedente e basterà solo tirarli fuori dall'armadio. 
Quest'anno l'asilo ha stabilito che il tema della festa a scuola sarà il Carnevale degli animali. Tua figlia ti comunica, quindi, che desidera essere un gatto (e ti va di lusso! Pensa se il suo animale preferito fosse stato un ornitorinco).
Tuo figlio, invece, ha deciso che quest'anno vuole indossare una maschera tipica dell'Italia. Pagliaccio? No, dai, troppo facile da trovare in negozio. Facciamo Arlecchino!
Così molli tutti a casa a fare merenda con la torta di mascarpone (scaduto) fatta da tuo marito ed esci, confortata dal fatto che, seppur il meteo segnalasse pioggia, fino a quel momento il cielo è stato sgombro di nubi. Inizia a piovere quando giri la chiave nel quadro di accensione. 
Prima tappa: spesa nel grande supermercato con interi scaffali di caramelle e decine di tipi di farine.
Ne esci distrutta, stanca, con i piedi gonfi e la sensazione di camminare da mesi.
Diluvia tanto che cominci a preoccuparti quando, cercando la macchina nell'enorme parcheggio, noti che il cartone del detersivo si sta rapidamente consumando.
Molli tutto in auto (finalmente trovata grazie all'accensione a distanza) e ti dirigi verso il negozio di stoffe.
Tutte molto belle, colorate e allegre ma a te serve stoffa nera, possibilmente pelosa.
Riesci a trovare qualcosa di confacente e navighi verso casa. Prendi misure su una bimba che si lamenta, cominci a tagliare e cucire. L'impresa non sembra titanica anche se ad ogni punto a mano ripiangi la macchina da cucire lasciata in Italia.

Per la maschera di Arlecchino, invece, i problemi sono più grossi. Avete idea di quanto sia difficile trovare una maschera tipica di un Paese in un altro Paese?
Esci con il pargolo, lo porti in giro per negozi e provi ad ammaliarlo con costumi già pronti. Invidi anche un pizzico le mamme di quei bimbi che scelgono senza troppi indugi le maschere di Spider Man o del cowboy.
Alla fine del pomeriggio, pensando alla cena ancora da preparare e all'ennesimo vassoio di chiacchiere da friggere, ti viene la brillante idea di proporre a tuo figlio di travestirsi da cuoco, con tanto di cappello e dolci reali.
Lui accetta! È fatta! Che ci vorrà mai? Cappello e grembiule li hai già, ti serve solo una casacca da cuoco.
E dove la trovi, ora?
Così passi l'ennesimo pomeriggio in giro per negozi, alla ricerca di una casacca, una camicia, una sottana, un lenzuolo. Insomma, qualcosa che vada bene per l'occasione.
Durante questa ricerca disperata ti spunta sotto le mani stoffa per confezionare il vestito di Arlecchino! Ennesimo cambiamento, nuovo lavoro e tempi ristretti, ma è qualcosa.
Torni a casa, non prima di aver recuperato il piccolo da una delle millemila feste in programma e aver contribuito alla pulizia dell'ambiente (si, insomma, aver scopato uno stanzone enorme).
Cominci alle 21:15 il confezionamento del costume che terminerai solo all'una di notte.
La stoffa è talmente elettrostatica che attira tutti i fili presenti nel raggio di un metro, capelli compresi, ma alla fine il risultato è discreto.
Sei troppo stanca per preparare le chiacchiere per la festa in classe, e pensi comunque che l'odore di frittura non concili il sonno (degli altri componenti della famiglia).
Rimandi al giorno dopo e, quando ti presenti in classe di tuo figlio con il cappello da cuoco e il vassoio di dolci, è un tripudio di sorrisi di bocche golose.
Sei stanca, puzzi di frittura fino alla punta dei capelli, hai le dita punte e una papola da goccia di olio bollente sul polso ma il sorriso dei tuoi figli è comunque la migliore delle ricompense.
Fino all'anno prossimo.


sabato 9 gennaio 2016

Post vacanze

Se la sera prima si accusava la stanchezza del viaggio e la malinconia dei saluti, il giorno dopo il rientro dalle vacanze è denso di pensieri lugubri e domande esistenziali.
Per non pensare troppo, per evitare di guardare dentro quel caos interiore che segue sempre i rientri, decido di mettere ordine fuori, in camera. Nell'armadio.
Tiro fuori vestiti, li censisco, penso di dover dare via qualcosa e finisco inevitabilmente con il conservare tutto, pensando che mi starà benissimo quando sarò tornata alla forma pre gravidanza (di 10 anni fa).
Sposto oggetti, accumulo, sparpaglio, ammonticchio e il risultato è che il mio caos interiore sembra ordine puro rispetto al caos che c'è sul mio letto.
Dalla cucina giungono voci di bimbi affamati, pronti per lo spuntino pomeridiano. Mentre loro smangiucchiano i loro biscotti con le labbra spalmate di yogurt, decido che la posizione degli alcolici nella vetrinetta è poco gradevole alla vista. Altra sistemazione!
E cosa vogliamo dire dell'albero di Natale, ancora eretto in tutta la sua piccolezza?
Smantelliamo tutto!
L'unico piccolo imprevisto è che gli scatoloni sono ancora in cantina e non mi va per niente di scendere in ciabatte e tutona da casa a prenderli.
Palle, ghirlande e calze giacciono quindi sul tavolo, accanto ai cioccolatini che non sono riuscita a fare entrare nella vetrinetta.
I bambini decidono di giocare a dare la caccia ai mostri, così quando il marito ritorna dal suo primo giorno di lavoro trova un letto su cui non potrà sdraiarsi, un tavolo su cui non potrà cenare, un albero di Natale spoglio in mezzo al soggiorno, pupazzi ad occupare il copriwater, biancheria da stendere ad impedire il passaggio e una befana ancora appesa al bastone della tenda, troppo in alto perché potessi arrivare a staccarla.
Con un po' di lavoro ma soprattutto senza nessuna alternativa, si riesce a sistemare tutto, a cenare e perfino a dormire.

Il caos interiore si è arreso: da domani la vita ricomincerà con il solito ritmo e le vacanze saranno un bel ricordo, uno dei tanti che accumuliamo in questa avventura. 

Rientri

E anche queste vacanze di Natale sono passate.

Dopo un giorno di viaggio, un atterraggio nebuloso, metro, treno e taxi, torni a casa stanchissima e accompagnata da quel raffreddore che ha falciato un quarto di famiglia tra Capodanno e l' Epifania.
La malinconia si taglia con il coltello.
Cammini per casa, trovi un pacco di fazzoletti sul comò e pensi che lo hai tolto all'ultimo momento dalla borsa, prima di partire. La voce si incrina.
Sposti una maglietta dal letto e ricordi di averla lasciata lì, poco prima di partire. Il labbro trema.
Il momento peggiore però arriva quando ti dirigi verso il frigo, lo apri e improvvisamente ricordi che lo hai completamente svuotato, prima di partire. Le lacrime scorrono a fiumi, soprattutto perché hai due pargoli affamati attaccati alle gambe e, a parte mezzo tubetto di salsa wasabi, non hai nulla da infilargli in bocca.

Per fortuna il siciliano in trasferta si porta dietro pranzi e cene complete dalla casa natìa.
Così, dopo aver aperto le valigie, si può cenare con pane fatto in casa condito con olio-sale-origano, olive nere, formaggio al pistacchio, succo di frutta e pure il dolce!

La sera del rientro è andata, quel che succederà l'indomani sarà un'altra storia...

martedì 18 novembre 2014

Destinazione ignota

"Sai mamma, oggi il compagnetto Tal dei tali era ammalato e io mi sono offerto di portargli a casa il quaderno dei compiti"
"Ok, e dove abita?"
"Non lo so"
"...eh ma...vabbè, controlliamo sulla lista dei recapiti che ci ha dato la maestra. Ecco...Tal dei tali...ma non c'è l'indirizzo... E ora?"
"Dai, io a occhio ricordo dove abita"
"...a occhio..."

E così i tre esploratori (la mamma con il mal di testa preventivo, il figlio che va ad occhio e la piccola che fin dal concepimento è stata costretta a seguirci) si mettono in macchina in un piovoso pomeriggio di novembre. 
Destinazione ignota.

"Si, guarda, mi pare questa strada al numero 27"

La mamma si appresta a parcheggiare quando: 
"NOOOO!!!! Molto più avanti"
"Ma il numero 27 è qui..." geme la sventurata, sterzando di colpo e facendo venire un paio di infarti al guidatore che la segue.
 "Allora è un'altra strada. Torna indietro"

Si torna indietro, sciorinando mentalmente una serie di epiteti poco educati nei confronti di tutti quei camioncini che hanno deciso di infilarsi in quella stradina strettissima, tutti contemporaneamente, quel pomeriggio.
Si prende un'altra via e forse (forse) è quella giusta. Peccato che il numero 27, in questa via, non esista.

"È a destra! O forse sinistra..." dice il bimbo dall'occhio acuto, mentre la radio canta a tutta birra La macchina del capo, su richiesta della piccola despota.

La paziente mamma parcheggia, provando a non distruggere gli pneumatici data l'altezza del marciapiede, e decide che passeranno in rassegna le case che vanno dal 25 al 28. 
Per pura fortuna il primo tentativo è quello giusto! Evviva!

Mai esultare prima che l'operazione sia compiuta: la cassetta della posta si trova dentro il portone e bisogna necessariamente farsi aprire citofonando.

Credete che qualcuno abbia risposto?

Al terzo tentativo, terrorizzata dallo sguardo del bimbo che anticipa la richiesta di tornare più tardi, l'esasperata mamma decide di suonare ad un vicino di casa.
Ci apre un signore molto gentile e piuttosto spaesato: evidentemente quella di suonare ai vicini per farsi aprire non è un'abitudine consolidata in Germania.

I tre spiegano la situazione, con tante scuse, e provano ad infilare il quaderno nella cassetta della posta.

Era praticamente scontato che il quaderno fosse più grande e non vi entrasse!

Con gesto di resa, la mamma abbandona il quaderno sullo zerbino, ormai convinta che anche quest'ultimo avrebbe riservato loro qualche sorpresa. 
Grazie al cielo lo zerbino li grazia.
I tre salutano il tedesco perplesso, con ancora tante scuse per il disturbo, e, trionfanti, vanno via.

Per stavolta è andata bene, se pensiamo che l'anno scorso la casa di una compagnetta la cercammo in tre per una settimana. 
E ancora non abbiamo capito dove abita.

sabato 18 ottobre 2014

Uscite serali

Evviva! Una bella uscita serale ci voleva proprio. 
Per una rappresentazione teatrale in italiano, poi, valeva proprio la pena di agghindarsi e lasciare pupi e pupone soli a casa.
Il buon funzionamento dei mezzi pubblici mi ha invogliata a prendere il tram per questa escursione serale, così da godere dell'osservazione di uno squarcio di umanità.
È sabato sera e i ragazzi escono, vanno a "folleggiare" in giro per una città dai valori climatici adeguati ad un normale autunno tedesco.
Ed è qui che mi stupisco a passeggiare avanti e indietro alla fermata del tram, onde evitare il congelamento, mentre le ragazzine accanto a me esibiscono collant strappati e autoreggenti.

Quando ho visto passare la prima, con due enormi buchi nei collant e tutte le smagliature che si dipartivano da quelli, ho pensato: "Poverella, sarà caduta e ora torna a casa a cambiarsi".
Alla seconda ho ipotizzato che avessero lasciato un attrezzo da cantiere incautamente incustodito e che povere, ignare studentelle tutte smartphone e WhatsApp vi fossero incappate disastrosamente.
Al gruppetto di ragazze nelle stesse condizioni, ho cominciato a sospettare che fosse di moda.
Quando poi le ha raggiunte l'amica in minigonna, con reggicalze e autoreggenti ostentati con fierezza, il mio pensiero è andato a mia figlia.
Obiettivo del mese: insegnarle che no, le calze strappate non proteggono dal freddo. 

Il tram arriva, riparte e mi porta finalmente a destinazione.
Infreddolita, cammino verso casa e penso che lì ho il mio maritino paziente ad aspettarmi, il lieve odore di sudore dei miei piccoli accoccolati sotto le coperte, il calore del parquet, il divano comodo e il plaid morbido, il libro della settimana (Through the language glass), due fette calde di pane tostato e il succo di mele spremute stamattina e capisco che lì, a casa, ho tutto quello che potrei desiderare.

Compresi una decina di paia di collant integri.



mercoledì 3 settembre 2014

Rientro

Succede ogni volta, da 30 anni ormai. E ogni volta è uno strazio.

Il rientro dalle vacanze è sempre stato un trauma per me, fin da quando si passava dal paesino sperduto alla casa di città (distanza massima: 1 ora).
Adesso che cambiano addirittura stato, lingua e clima, figuriamoci come mi sento: le funzionalità neuronali si obnubilano e non posso fare a meno di osservare un oggetto a caso e pensare "lo avevo messo lì poco prima di partire". E giù di lacrime.
In fondo il problema risiede solo nella mancanza di quell'aria tutta speciale che si avverte durante le vacanze: mille persone intorno, ognuno con un programma diverso e tanti impegni da conciliare e poi si finisce a non fare nulla. 
Quando si è in vacanza, i giorni non contano più e anche gli orari iniziano a perdere di importanza. 
Così ti trovi a pranzare alle 15 e a fare pennichella fino alle 18.
Ridi pensando a quel momento lontano in cui dovrai tornare ad un minimo di regolarità.
Finché non ti accorgi che i giorni a disposizione sono finiti e il momento di rifare le valigie è arrivato.
Siamo di nuovo a casa, si torna a fare le persone serie.
Almeno fino a San Martino...


lunedì 12 maggio 2014

Non tutti i mali vengono per nuocere

Fine settimana! Parola d'ordine: uscire e svagarsi!
Si, sul balcone, per innaffiare le piante.

È sempre stato così, da quando il mio primogenito era poco più che un neonato.
Si facevano progetti, si programmavano gite o esami universitari con settimane di anticipo e, giusto la sera prima del grande evento, ecco comparire un malanno a caso.
Sembra quasi che lo facciano apposta.
"Ok, linfociti, la mamma ha piacevoli impegni per il fine settimana. Entrate in sciopero, abbassate i ponti levatoi e lasciate indisturbati virus e batteri."

Così giovedì mio figlio inizia a lamentare mal di gola. 
Venerdì è il turno dell'amata sorella, che proprio non riesce a stare lontana dall'untore. La notte trascorre tra nasini gocciolanti, cartoni in tv e preparazione di biscotti (dovevo pur fare qualcosa per cercare di restare sveglia).
Sabato la tanto attesa visita allo Zoo (con tanto di entrata gratuita solo per quel giorno specifico) salta.
Domenica nessuno ha la forza di muovere un passo verso il ristorante più vicino, così ci limitiamo a ordinare qualcosa.
Mi godo i regalini infantili dei miei pargoli per la Festa della Mamma e la pioggia battente che risolleva l'animo.

"Per fortuna siamo rimasti in casa!"

In fondo il sistema immunitario dei miei figli ci ha evitato un paio di docce gelate.
Non ci resta che ringraziarlo!


mercoledì 7 maggio 2014

"Caro basilico, ti voglio tanto bene..."

Ho sempre pensato di non avere il pollice verde. 

Quando ti muoiono due cactus, una pianta grassa, un bonsai e un'innumerevole quantità di basilico il dubbio ti assale.
Il caso ha però voluto che trovassimo una delle pochissime case tedesche con ben due ampi e spaziosi balconi. Se poi aggiungiamo che i nostri sono gli unici a non avere fronde cadenti, colori sfarzosi e farfalline svolazzanti, qualcosa si doveva pur fare!
Ho quindi rispolverato i ricordi di Botanica e Morfologia e fisiologia vegetale e ho messo mano alla zappetta.
Complice anche una mega offerta al supermercato, ho portato a casa una trentina di chili di terra e otto piantine di gerani!
Avendo già abbondantemente sforato il budget previsto, ho rinunciato alle belle fioriere in rattan e ho adattato alla situazione le cassette per la frutta dell'ultima spedizione di arance.
Dopo averle foderate di plastica bucherellata per permettere un drenaggio decente, dopo averle sistemate con rettangoli di zanzariera per consentire alla terra una buona ossigenazione e, soprattutto, dopo averle bonificate dalle schegge di legno, le ho riempite di terra e vi ho piantato i gerani.
Per la prima settimana ho tenuto tutte e quattro le cassette su un unico balcone, poi ne ho portato due sull'altro, controllato l'irradiazione solare e misurato l'angolo esatto su cui sembra battere maggiormente il sole.
Poi ho deciso che era arrivato il momento di complicarmi ulteriormente la vita e ho piantato tre fondi di lattuga.
Sapete che la lattuga è in grado di ricrescere anche solo immersa in acqua?
Pensate cosa succede se la si pianta su terra!
Nel giro di un paio di mesetti si ottiene una nuova, piccola, microscopica lattughina.
Pratico, no?
Ovviamente ho ristudiato anche il concetto di consociazione, ovvero la crescita simultanea sullo stesso terreno di due o più ortaggi, in grado così di scambiare mutuamente nutrienti necessari.
Così, accanto alle lattughine ho piantato delle carotine e una piantina di basilico.
Sono così orgogliosa del mio orticello casalingo che non passa giorno senza che mi infili i guanti da giardiniere e innaffi e sistemi e controlli lo stato della crescita.
Ieri sera, mentre cenavamo, ho dato un'occhiata fuori dal balcone e ho "salutato" le mie pianticine.

"La mamma è completamente matta!" 

Chissà, figliolo, chissà.



















lunedì 5 maggio 2014

Esercizi di autonomia

"Se il bambino non dovesse venire a scuola, per favore chiami e avverta perché se non lo vediamo arrivare allertiamo famiglia e polizia"

Sembrerebbe una raccomandazione strana ed eccessiva senza le dovute premesse.
In Germania i bambini vanno a scuola da soli.
E per bambini non intendo ragazzini in età prepuberale ma pargoli di sei anni con, sulle spalle, zaini più grandi di loro.
Li vedi girare da soli, attraversare in piena autonomia, gestirsi come ometti/donnine avvezzi a muoversi tra semafori e piste ciclabili.
Cominciano ad educarli al culto dell'autonomia già all'asilo, con gite in tram e passeggiate su strada.

Io, però, sono una mamma italiana, portatrice nel DNA di quell'apprensione che si tramanda ormai da generazioni, insieme al colore degli occhi e alla capacità di urlare da una stanza all'altra. 
"Non saltare sul letto, rischi di cadere"
"Non arrampicarti sul divano, rischi di rotolare giù"
"Non sostare vicino ai mobili, ci sono gli spigoli"

Alla veneranda età di 8 anni, il mio primogenito comincia a sentirsi incuriosito da questa improvvisa libertà.
Ho quindi deciso di fargli assaporare momenti di autonomia.

Serviva un nuovo quaderno di matematica, così gli ho messo in mano 4 euro e gli ho detto di entrare in negozio e comprarne uno. Io avrei effettuato i miei acquisti e ci saremmo ritrovati alla cassa.

"Mamma, con i soldi che avanzano posso comprare qualcos'altro a mia scelta?"
"Certo, amore".

Eccitato da questa occasione, si munisce di cestino porta acquisti ed entra baldanzoso in negozio.
"Neanche gli avessi dato 50 Euro" sorrido tra me e me.
Trova il quaderno che gli serve e lo prende, insieme ad altre due o tre oggettini "Fondamentali, mamma!"
Gli faccio notare che deve tenere i conti, altrimenti rischia di non avere abbastanza soldi per pagare tutto.
Dopo un rapido controllo dei prezzi, elimina qualcosa e rimane con il famoso quaderno per la scuola più uno da dedicare esclusivamente ai suoi scritti di piacere, per un totale di 1,59 €.

"Bene, mamma! Ora cerco qualcosa che costi 2,40".

Abbiamo trascorso mezz'ora in quel negozio, lui cercando qualcosa da comprare, la sorella giocando con tutti i peluche in esposizione e io ripetendo che il resto poteva pure metterlo da parte per un'altra occasione.
Finalmente capitola, immaginando altri investimenti per quel capitale, e ci avviamo alla cassa.
Lo lascio fare in totale libertà: deporre gli oggetti sul nastro, ascoltare la cifra declamata dalla cassiera, rigirarsi in mano le monete da 2 Euro prima di scegliere con quale delle due pagare, ricevere il resto.

Non sono ancora pronta a lasciarlo girare per le strade da solo ma almeno ora so che la prossima volta che servirà un quaderno non sarà necessario entrare in negozio tutti e tre in pompa magna.
Io e Laura potremo aspettare tranquillamente in macchina.
Non meno di mezz'ora, ovviamente.

domenica 4 maggio 2014

E che sarà mai?


"Gioia, invitiamo il mio collega e la moglie a cena, questo sabato?"
"Certo!" E che sarà mai?

Quando imparerò a non sottovalutare le situazioni?

Da quando viviamo in Germania, ci è capitato di avere amici a cena ma per lo più in maniera inaspettata. Due spaghetti alla buona, un bicchiere di vino e tante chiacchiere.
Un invito a cena ufficiale, però, rappresentava davvero la prima volta.
Non posso certo definirmi una cuoca provetta (oddio, anche la parola cuoca è eccessiva) ma ho quei due o tre piatti forti che riservo proprio per queste occasioni.
Uno di questi è la pasta all'uovo con il ragù.
E l'ultima volta che l'avevo preparata per un pranzo con amici ci trovavamo a Modica.
Tutto liscio, all'epoca, perché nella città dei Conti ero munita di stigghi*: macchina per la pasta e superficie fissa.  
"E che sarà mai?" e via, anima e, soprattutto, corpo nella preparazione della pasta all'uovo.
Chi ha confidenza con tale preparazione sa bene che una delle caratteristiche fondamentali, oltre all'odore inebriante, è l'elasticità: la stendi con il mattarello e lei si ricompatta.
E la ristendi.
E si ricompatta.
E la ristendi.
E, la maledetta, si ricompatta.
Con la macchinetta per stendere la pasta avrei finito il lavoro in 10 minuti.
Armata di solo mattarello, invece, ho seriamente rischiato una lussazione alla spalla. Tra l'altro dovevo impastare e stendere su un rettangolo di fodera plastificata non fissato al tavolo e che si spostava ad ogni movimento. Quindi lo tenevo fermo con le gambe. 
"Un pacco di pasta qualsiasi acquistato nella bottega sotto casa, oh no, sarebbe stato troppo facile" mi dicevo più o meno al secondo pezzo di pasta.
Mio marito, nel frattempo, mi nutriva infilandomi pezzi di pane tostato in bocca e guardava film in tv.
Ho iniziato a lavorare al minuto 00:05 di X-men e ho finito a circa metà di MIB 3.
Pasta disposta ad asciugare su teli piazzati sul divano e a ninna.
Il giorno dopo mi accingo ad acquistare il tritato per il sugo (non prima di aver messo in salvo la pasta dalle regali terga dei miei addormentati figlioli).
Vado in centro con la macchina e decido di stampare un biglietto parcheggio di solo mezz'ora.
"E che sarà mai, Karstadt è qui dietro, vado, compro e torno".
Il Veni Vidi Vici però non era decisamente nei miei astri.
10 minuti sono volati via semplicemente aspettando che la signora prima di me venisse servita. Le occorreva solo una misera fettina di lonza di maiale ma nessuno dei due ragazzi al bancone era in grado di tagliarla. 
Hanno dovuto aspettare l'arrivo dell'unica competente: un' ultracinquantenne con un inizio di Parkinson.
"Cominciamo proprio bene".
La restante mezz'ora è trascorsa guardando con nervosismo crescente la macchina per macinare che si bloccava, che veniva smontata, lavata e riassemblata.

Per fortuna il resto della giornata è proseguito come da tabella, con cena pronta mezz'ora prima dell'arrivo degli ospiti e promessa al pargolo mantenuta: tre quarti d'ora di gioco insieme.

Ultimo appunto della giornata, prima di chiudere gli occhi e sognare inseguimenti di tagliatelle: portare in Germania la macchina per la pasta!



*Termine tutto siciliano che identifica gli attrezzi del mestiere.

venerdì 2 maggio 2014

Ich möchte einen Füller


"Mamma, la stilografica mi serve per oggi"
"Ok, amore, la compro e te la porto a scuola."

Sembrava tutto così semplice...

Dopo un paio di tentativi falliti, individuo una cartoleria ad hoc. 
In macchina e via! 
Ovviamente, capito dietro il camion per la raccolta del vetro.
Ne avete mai visto uno in funzione? 
È uno di quei casi in cui puoi tranquillamente spegnere il motore, abbassare lo schienale e meditare, meditare, meditare.
Finalmente libera, entro in cartoleria, pensando:
"Che sarà mai, chiedo una stilografica, al più mi toccherà scegliere il colore, pago e vado via. Tempo stimato: 5 minuti tedeschi".
Errore abnorme!
La tizia al bancone comincia con le domande:
- è un principiante?
- scrive con la destra o la sinistra?
- ferma la penna con il secondo dito?
Poi mi mette davanti una serie di penne e mi dice: 
"Sa, sarebbe meglio che il bambino venisse e le provasse, può?"
"No, guardi, è a scuola e se non gli porto la penna tra mezz'ora posso dire addio all'assistenza quando sarò anziana".
Lei allora, serafica come un coniglio pasquale, mi mette davanti un foglio e mi invita a provare le penne.
Non faccio in tempo a prenderne in mano una che comincia con le correzioni:
- Ah-a, la deve tenere più in basso
- Ah-a, il pennino deve essere messo di sbieco
- Ah-a, deve aumentare l'inclinazione
- Ah-a, deve premere un po' di più, ma senza esercitare troppa forza

Io la guardo, sbatto un paio di volte le palpebre e mi metto all'opera.
Tracciando ghirigori sbavati, penso:
"Io, alle elementari, scrivevo con la penna cancellabile e l'unico lusso che mi concedevo era la penna multicolore, quella che il giallo era inutile perché non si vedeva, il rosa lasciava un odore di fragola per i secoli a venire e il verde mi si bloccava sempre".

Alla fine scelgo quella ergonomica (l'unica caratteristica che riesco ad individuare facilmente) e prendo pure le ricariche di inchiostro, così, tanto per evitare di farmi rivedere per i restanti tre mesi di scuola.

domenica 6 aprile 2014

Festa di Primavera

Ci sono giorni in cui sembra che tutto cospiri contro di te.
Ecco, oggi è esattamente uno di quei giorni.
Tanti eventi in programma: preparare la torta per la Festa di Primavera all'asilo; festa dalle 10:30 alle 13; pranzo frugale; festa di compleanno dell'amichetto italiano alle 16.
Cosa potrebbe mai rovinare una giornata così bene organizzata? 
Un virus, magari.
E così trascorri la notte quasi in bianco, perché tuo figlio ha la febbre, il mal di gola, il mal di testa e non ne vuole sapere di dormire. Si alza ogni mezz'ora per controllare l'orario, svegliando tuo marito che, per rimandarlo a letto, sveglia te.
Non solo il sonno epico, dunque, ma anche un lieve accenno di nervosismo accompagnano il tuo risveglio.
Le mamme però, si sa, son forti. E si comincia con la preparazione della torta al cioccolato.
Tutto secondo i piani fino al momento di metterla in forno: la teglia a cerniera non regge il composto, che comincia a fuoriuscire dalla base.
Recupero in zona Cesarini! Composto tirato fuori dal forno e travasato in altra teglia, mentre tua figlia ti chiede a ripetizione costante se hai messo anche la banana dentro la torta.
Bene, impasto recuperato in tempo; la torta cresce e cuoce. 
La tiri fuori dal forno e...ti si spappola tra le mani!
Le lacrime scendono in maniera direttamente proporzionale alla disperazione.
Ti fai forza e un quarto d'ora dopo l'allegra famigliola -1 (che grazie al cielo è abbastanza grande da restare un'oretta a casa da solo) parte alla volta dell'asilo, con sosta intermedia alla Bäckerei per acquistare una torta d'emergenza.
Riesce a tornarti il sorriso quando pensi che con solo 5,50 € hai risolto la situazione. 
Sorriso che sparisce 3 minuti dopo, quando ti rendi conto che tutti i cancelli di accesso all'asilo conosciuti da tuo marito sono chiusi!
Ripesco dall'inutile ciarpame che ho in memoria un terzo ingresso, sconosciuto perfino al sapiente padre di famiglia. Aperto! Siamo riusciti ad arrivare con solo un quarto d'ora di ritardo!
Si sa, i tedeschi sono puntuali. Anche di sabato mattina. 
Così troviamo tutti i genitori già accampati in terra con i rispettivi pargoli, impegnati in gioviali inni alla primavera, nell'unico giorno di pioggia del mese.
Passa anche questo imbarazzo e via ai festeggiamenti!
Dopo gli inni, gli applausi e le lussazioni alle anche, ahimè non più abituate a stare accovacciate a lungo, ci si dirige al buffet.
Si passa dalle uova sode ai salumi, dalle torte alle cremine salate servite in simpatici peperoni, dai succhi di frutta al caffè. E sono solo le 11:30!
Su richiesta di tua figlia, riempi il piatto di fettine di salame e prosciutto e ti siedi, sempre su sua richiesta, nell'ultimo tavolo della fila. Quello più lontano dai rapporti sociali, per intenderci.
Si chiacchiera un po' con l'uno un po' con l'altra, un po' in inglese e un po' in tedesco. Si sciorina più volte la tiritera del "si, lei è timida, non vuole parlare tedesco anche se sa farlo" e si arriva alle 12. 
Sarebbe ora di tornare a casa dal Delfino ammalato, non prima, ovviamente, di avere conosciuto la madre della compagnetta preferita di tua figlia, di avere salutato i restanti due genitori con cui hai più confidenza e avere ringraziato gli insegnanti e la direttrice.
Cogli anche la confidenza della maestra di inglese, danese trapiantata in Germania, con cui condividi i disagi del vivere in un contesto culturale diverso.
Dopo il pranzo decidi di riposarti cinque minuti cinque. Sembra un sogno stendersi a letto ma non fai in tempo a chiudere un occhio che arriva la piccola peste con la ferma intenzione di leggerti dei libri.
Riesci a dissuaderla dall'accendere la luce e provi a riposare. Un terno al lotto!
Ovviamente la festa di compleanno salta, così il pomeriggio prosegue, tra merende, giochi e chiamate ai parenti.
Per far riposare il figlio malato decidi di farlo sdraiare sul lettone e di leggergli un capitolo de La breve storia del mondo. 
Le guerre puniche, però, oggi fanno a pugni con la tua forza di volontà e rischi seriamente di crollare addormentata quando Romolo ciuccia ancora il latte dalla lupa.
Grazie al cielo la sera è vicina.
Unico obbiettivo per domani: ciondolare per casa senza mèta né orari. 

sabato 23 novembre 2013

Tedeschissimo Centro Commerciale

Quanto poco tempo, ormai, per scrivere qualcosa.
O forse non è un problema di tempo. Non solo, perlomeno. 
Il mio cervellino lavora a mille giri al secondo. Tra bambini, casa e studio mi ritrovo a voler silenzio fuori e dentro già alle 20!
Neanche le partite a Ruzzle riescono come vorrei.
Stasera, poi, dopo il pomeriggio passato nel tedeschissimo centro commerciale...
Il Tedeschissimo Centro Commerciale è uno di quei luoghi in cui ti senti infinitamente piccolo e tremendamente povero. 
Ho varcato la soglia di quello che, da questo momento, chiamerò TCC  con la risoluta intenzione di acquistare un paio di pantaloni impermeabili e un reggiseno.
Sono tornata a casa con un pigiama da bambina, un sacco di arance spagnole nella borsa, due capi di abbigliamento per il marito e una spesa che ci è valsa ben 6 pacchi di figurine Disney.
Fare acquisti nel TCC si è rivelato più complesso del previsto.
Già poco dopo l'ingresso ti chiedi cosa ci sei andato a fare, con i bambini poi, che se va bene cominceranno a urlare e spintonarsi al secondo negozio.
Nugoli di gente impegnata a spendere e spandere, alla faccia della crisi. Perfino i parcheggi erano già tutti pieni e si stava in fila, in attesa che qualche bontempone ultimasse gli acquisti e lasciasse il posto.

Prima ti capita di entrare in un negozio al piano terra e di trovarti, inaspettatamente, al primo piano. Poi, nel bel mezzo della ricerca di figlio e marito, dispersi da qualche parte, incappi nelle trappole che di tanto in tanto i tedeschi amano piazzare in giro: tavolini per bambini con fogli e matite. Figuriamoci se il Dalì di casa non si faceva corrompere! 
Decidi, finalmente, di provare un reggiseno ma ti rendi conto che tu delle taglie tedesche non hai capito proprio un tubo.
Finalmente si entra nel negozio di sport, che ha di tutto e di più tranne i pantaloni che servono a te.
Infine, dopo una spesa mastodontica, incappi in uno degli unici due market tedeschi in cui frutta e verdura vanno prezzate prima di pagare.
Dopo la doppia fila, dopo la frustrazione, si torna a casa.
Ti consola solo constatare che i lavori per la realizzazione degli imminenti mercatini di Natale fervono!
E si dimentica il pomeriggio al TCC con un bicchiere di vino spagnolo.


venerdì 13 gennaio 2012

Pour ciarlè

Salve a tutti!!! (ma con chi parlo? C'è qualcuno? Yu-u?)
Orecchio teso per sentire eventuali chiamate provenienti dalla camera dei piccoli, occhi appiccicati di sonno, gambe contratte per zittire la vescica, torno a scrivere!
Ho proprio voglia di esprimere qualche ideuzza, ma soprattutto di ciarlare un pò.
Mio marito ha avuto la bella pensata di farsi venire l'influenza, così stasera dividerò il letto con affettuosi virus.
Li immagino già, li sul piumone, impazienti di effettuare un nuovo tour nelle mie vie respiratorie.
"Tutti pronti, signori; allaciare il pericapside!" .
Pazienza, il peggio che mi può succedere è di consumare una tonnellata di fazzoletti e condire i miei pasti con dolcissimo paracetamolo.
La "fortuna" vuole infatti che il mio corpo sia altamente refrattario alla febbre.
Non riesco a far salire la colonnina di mercurio (ormai ganlistan) oltre il 37,5.
Succedeva raramente anche ai tempi del liceo.
Allora si provvedeva tenendo il termometro sotto una lampadina accesa: il calore avrebbe lavorato per il truffaldino adolescente, permettendogli di saltare i compiti di latino e matematica.
Nisba, zero, nulla di fatto: una volta ci ho provato e nei giorni successivi mi è toccato raccattare palline di mercurio dagli anfratti della mia stanza.
Dopo essere tornata da scuola.
Da quando sono mamma riesco ad essere vittima di qualsiasi microrganismo si aggiri nell'ambiente.
Basta che uno dei miei figli prenda qualcosa che 10 volte su 10 starò male anch'io. Mai tanto da stare a letto, però.
Come sarebbe bello restarsene sotto le coperte, farsi portare il pranzo a letto, guardare un bel film o leggere quel libro agognato.
Poi però mi fermo a riflettere: quale pranzo luculliano potrei aspettarmi? I miei figli rinuncerebbero al lettor blu-ray per farmene usufruire? E, soprattutto, mi lascerebbero mai riposare in silenzio?
Meglio che la temperatura se ne stia bassina. Il pranzetto lo cucino da me, il film lo guardo con il mio maritozzo (a debita distanza di sicurezza), il tepore delle coperte lo assaporerò di notte.
E il libro?
C'è sempre la vecchia scusa di andare in bagno...

mercoledì 19 gennaio 2011

Nuova partenza

Non sono una persona scostante.
Solitamente non abbandono i miei blog per mesi per poi riprenderli quando mio marito parte per un nuovo viaggio ed usarli come valvola di sfogo, sono davvero così piena di impegni!
Forse ho dato troppe informazioni di colpo....meglio spiegare cosa è avvenuto negli ultimi due annetti.
La prima novità riguarda la location: abbiamo lasciato la nuova e coibentata casa siracusana per occupare un accogliente ed umidiccio appartamento vista colli a Modica. Il perchè di questa scelta è da cercarsi nella seconda novità: ho terminato gli studi, ora sono una laureata ed abilitata biologa nutrizionista che ha deciso di intraprendere questa attività nella città dei Conti.
Il lavoro mi piace parecchio, peccato abbia subito un rallentamento iniziale per via della gravidanza.
Terza novità! Non siamo più solo in tre: da marzo è con noi Lauretta, una tenera, pacioccona bimba che ha rubato il cuore di tutti con quei suoi occhioni enormi ed il ditino pronto ad ispezionare e premere ogni oggetto le capiti a tiro.
La quarta novità riguarda il mio stato civile, aggiornato da "nubile" a "S P O S A T A"!
Eh si, alla fine abbiamo capitolato e messo il toroide al dito.
E, at least but not the last, il motivo che mi spinge a ritagliare una mezzoretta del mio tempo per scrivere sul blog: Eu parte per una nuova avventura. Dopo Turku, dopo Parigi, è la volta di Baltimora, USA.
Dopodomani volerà via e, mentre lui prepara i bagagli, io preparo il mio animo ripetendo "non sono che quattro settimane, passano in fretta".
Tornano alla mente i cinque mesi trascorsi aspettando che tornasse dalla Finlandia e questo blog, creato allo scopo di sentirmi meno sola e di poter dare via libera ai pensieri che altrimenti non avrei potuto esprimere (è un tantino complicato parlare di politica con Salvuccio, al più analizziamo i sentimenti della Bestia).
Eccomi nuovamente qui, a trasporre su schermo emozioni e pensieri.

giovedì 12 marzo 2009

Luca era gay (???)

Nuova canzone di Povia, nuovo sfoggio di bigottismo ed ignoranza. Ed ha conquistato il secondo posto al Festival di Sanremo! Il che mi fa pensare che l'italiano medio non abbia idea di cosa sia l'omosessualità.
Devo dire che, da biologa e da essere umano, rimango basita dalla presunzione di chi riduce tutto ad esperienze infantili negative, di chi crede davvero di poter sezionare con un piccolo strumento spuntato (per dirla come Hannibal Lecter).
Mi vien da ridere quando penso che studiosi di tutto il mondo fanno ogni giorno ricerche, esperimenti, studi per capire cosa inneschi determinate pulsioni, poi arriva un cantantucolo arrivato al successo grazie a bambini e piccioni e pretende, in modo abbastanza arrogante, di diffondere la verità assoluta.
Certo, il povero Luca della canzone ha subito traumi non da poco. Traumi in grado di giustificare comportamenti sessuali deviati, curabili con la psichiatria, ma che ben poco hanno in comune con l'omosessualità.
Del resto, quali traumi potrebbero avere subito piccioni, pinguini, balene, cani, gatti, scimmie e altra 1494 specie animali mostranti tipici comportamenti omosessuali?
(Petter Böckman, Università di Oslo)
Non suona molto ragionevole, no?
Ambiente ma soprattutto geni, ormoni, influenze fisiologiche rendono OGNI SINGOLO individuo un caso a se, etero o omo che sia.
Credo che l'uomo dovrebbe piantarla una buona volta di vedere il mondo di due soli colori, o bianco o nero, o uomo o donna, e capire che la vita in se è una splendida ed armonica unione di colori e sfumature e toni.
Ogni individuo ha dentro di se una scintilla di eternità. Per carpirla dovremmo studiare e sezionare ogni individuo, ogni animale, ogni essere. Noi stessi.
O spogliarci dei pregiudizi e godere della tavolozza dei colori che la Vita ci ha fornito per dipingere il nostro piccolo mondo.

Pensieri

Mi sono resa conto che il titolo del blog non è più appropriato, essendo il mio informatico tornato dall'esperienza erasmus, ma ormai ci sono affezionata...
Stamattina mi sono svegliata con la testa piena di inutili pensieri che spingevano per uscire. Gli ultimi fatti di cronaca e la politica inoltre non aiutano a rilassare le meningi.
Rifletto su come cambino i punti di vista con l'età. Erano gli anni '90 quando scoppiò la guerra del Golfo. Ricordo in modo confuso mia madre e la vicina di casa disquisire circa l'eventualità di fare scorta alimentare, così come ricordo come temi da consegnare a scuola la guerra in Somalia, Craxi, Andreotti, tangentopoli.
Erano eventi che non mi toccavano.
Oggi è tutto diverso. Ho opinioni ben precise sui politici del giorno e la loro linea e mi preoccupo, mi arrabbio, mi indigno.
Guardo mio figlio e penso al suo futuro. Vorrei che crescesse in un Paese libero, onesto, evoluto. Invece ciò che si prospetta per lui è una scuola mediocre, strutture fatiscenti, nessun aiuto governativo, i soldi che serviranno ai ragazzi di domani li stanno bruciando oggi per le proprie grandi opere inutili. "Futuro all'estero", mi dicono.
Per il momento c'è solo presente in Italia.
E speriamo che gli italiani aprano gli occhi in tempo.

venerdì 24 ottobre 2008

Baci da favola


Ultimamente la mia cultura in fatto di film Disney è notevolmente aumentata. Cenerentola, Biancaneve, Aristogatti & company tengono compagnia alle lunghe mattine senza scuola del mio piccolo, ancora in convalescenza.
Tra una cosa e l' altra, è saltato alla mia attenzione questo video, mostrante i baci più belli delle favole.
Mi sono sciolta...
Buona visione a tutti!

domenica 19 ottobre 2008

Bee-beep

Non ho mai amato molto i videogames.
Sarà perchè divorano il tuo tempo, sarà perchè scatenano ondate di adrenalina degne di bombardamenti aerei, sarà perchè ti fan venire due occhi rossi come pomodori e slogature multiple a polso e falangi.
Sarà perchè mi innervosisce sentire per casa un allarme sonoro persistente e sentirmi dire "niente cara, è solo un missile che mi sta inseguendo!".

In rete


E così ora anche io faccio parte del mondo facebook.
È stato esilarante modificare il mio profilo, scrivere "fidanzata con Eugenio" e vedermi spuntare il messaggio "facebook chiederà conferma della relazione ad Eugenio".
E se lui non avesse accettato la richiesta di relazione? Finiva come quella poveraccia uccisa a colpi di mannaia dall' ex marito geloso?
Bando alle ciancie, ieri il mio moroso è tornato da Milano e chissà che presto non debba ritornarci...con famiglia al seguito.
Si vedrà. Certo sarebbe entusiasmante scrivere dalla città della moda, narrare le mie peregrinazioni per la metropoli e ridere davanti alle inaccessibili vetrine di via Montenapoleone (per la cronaca: borsa di coccodrillo 14 mila euro).
Ho viaggiato con lui pur restando a casa; ho spulciato google maps alla ricerca di strade e percorsi di una città mai vista prima, ho imparato i colori della metropolitana e le principali fermate utili comodamente, e tristemente, seduta al pc.
Sono uno spirito vagante, amo viaggiare e conoscere, integrarmi in una città , diventare parte di essa e farla parte di me e nulla mi stimola più del pensiero che tra breve dovremo cambiare vita.